Gay & Bisex
La mia vita in carcere
Kimboy74
11.02.2026 |
673 |
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"Bocca e culo 100 euro fissi, onesto visto che non sei una ragazzina con fiche strette..."
La Mia Vita da Puttana del CarcereIl carcere di Guta, quel buco infernale vicino a Petrorius , è un posto dove gli uomini si spezzano o si reinventano. Io, Luca, ero un frocio dichiarato, magro e liscio, con un culo sodo da twink e una bocca fatta per succhiare cazzi. Entrato per spaccio, pensavo di farla franca con il mio fascino gay, ma il carcere è maschile, degrado puro: celle umide che puzzano di sudore, piscio e sborra rappresa, docce affollate dove ti fottono se non stai attento, e notti di urla e botte.
Il mio compagno di cella era Gino, un pappone siculo di 50 anni, basso e tozzo, con un cazzo peloso da mulo e mani callose da chi ha spaccato ossa per anni. Capo della sezione, trafficava sigarette, droga e fica – o meglio, culo, visto che lì di femmine non ce n'erano. Mi squadrò il primo giorno: "Frocio, qui fai la puttana per me. Ti do una buona percentuale, 40%, e ti assicuro protezione. Sennò ti aprono in quattro e ti buttano in infermeria a pezzi."
Accettai. Meglio puttana protetta che carne da macello. Gino mi "testò" quella notte stessa. Mi buttò sul materasso lurido della cella, mi slacciò i pantaloni arancioni scoprendo il mio culo pallido e il mio cazzo semi-eretto dall'eccitazione nervosa. "Prima un pompino con ingoio, per vedere le tue qualità, troietta." Si piazzò in piedi sul letto, cazzo in mano: grosso, 20 cm di carne venosa, cappella viola gonfia di piscio e pre-sborra. Mi inginocchiai sul pavimento freddo, aprii la bocca e lo presi tutto. Succhiavo come una pro, lingua che roteava sulla cappella, gola che si apriva per ingoiarlo fino alle palle pelose. Lui mi teneva la testa, scopandomi la faccia: "Brava puttana, ingoia forte! Sei meglio di una mignotta rumena." Gemeva, sudava, mi schiaffeggiava piano le guance. Venne esplodendo, fiotti caldi e densi che mi riempirono la bocca, scendendo in gola senza un goccio perso. Ingoiai tutto, leccandogli pulito: "Buona, capo. Sono pronto."
Da lì partì il business. Gino mi passava clienti: carcerati, secondini corrotti, persino visitatori con permessi speciali. Bocca 50 euro, culo 100, pompino con ingoio extra 20. Facevo la troia nel cesso delle docce, nelle celle vuote, dietro i bidoni della spazzatura. Un nero massiccio mi sfondò il culo contro il muro, venendomi dentro mentre mi piscava sul buco dilatato. Un vecchio rapinatore mi usò la bocca durante l'ora d'aria, sborrandomi in faccia e facendomi leccare il pavimento. Gino incassava, mi dava la mia quota in sigarette e bustine, e mi proteggeva: chi provava a fottermi gratis finiva col naso rotto.
Facevo buoni soldi, abbastanza da non patire la fame. Il degrado mi eccitava: puzzavo di sperma 24/7, il culo mi bruciava costante, ma ero vivo, protetto, e il mio buco si era abituato a cazzi di ogni taglia.
Uscimmo lo stesso giorno, dopo due anni. Gino mi propose: "Continua fuori, per me. Bocca e culo 100 euro fissi, onesto visto che non sei una ragazzina con fiche strette. Io ti procuro clienti, tu mi dai il 40%." Accettai. Ora vivo in un monolocale schifoso a Cagliari, vestitino da puttana sotto il cappotto, annunci su siti dark: "Frocio ex-carcere, bocca esperta e culo slabbrato, 100€ full service." Gino mi manda magnaccia: camionisti, vecchi pervertiti, nigeriani del porto. Il primo fuori fu lui, in un motel di via Roma: mi inculò crudo sul letto sfatto, mi pisciò in bocca dopo, e rise: "Sei la mia troia per sempre, Luca."
La vita da puttana continua, e io amo ogni cazzo che mi riempie.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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